E' vero, non se ne sentiva la necessità. Per questo ne ho aperto uno. Tra pubblico e privato: è uno dei grandi, falsi dualismi in cui si dibatte la nostra società, tutta intenta a favoleggiare dei massimi sistemi e così distratta quando si tratta di assicurarsi che il motore del Paese giri come si deve. E' meglio una gestione privata o pubblica? Si dice che la logica privata è quella di fare soldi. Invece i dipendenti pubblici lavorano gratis e per vocazione? Prima di decidere tra pubblico e privato, non sarebbe meglio decidere a quali condizioni vogliamo che funzioni un servizio e chi e come deve controllarlo e tutelarne gli utenti?
Se si guarda alla storia degli ultimi anni, si assiste a numerose privatizzazioni ma anche a "ripubblicizzazioni", con esiti diversi. Le telecomunicazioni in Italia non saranno il massimo, i call center magari non rispondono al primo squillo e ci mettono un po' a risolvere i problemi, ma vi ricordate che stress parlare con un operatore della Sip? Ma c'è anche l'esempio opposto, la catena di incidenti e disservizi dei treni inglesi dopo la privatizzazione. Oppure le autostrade italiane: non mi pare che funzionino molto meglio da quando sono private e gli investimenti continuano a scarseggiare. Ecco cosa dice in proposito il rapporto dell'Ance, l'associazione dei costruttori: "Nel 1970 la rete italiana, con una lunghezza complessiva pari a 3.913 km, era seconda solo a quella tedesca, che misurava complessivamente 6.061 km, ma soprattutto era rispettivamente 2,5 e 10 volte quella francese e quella spagnola. Dal 1970 al 2006, l’Italia ha sviluppando la propria rete poco più del Regno Unito, costruendo 2.641 km di autostrade. Nello stesso periodo, Spagna e Francia hanno fortemente sviluppato la loro rete autostradale realizzando, rispettivamente, 11.686 km e 9.289 km". Anche la Germania, che già aveva la prima rete d'Europa, non si è fermata. Risultato? "Nel corso degli ultimi anni, l’Italia ha visto le differenze con gli altri Paesi europei: negli ultimi 6 anni, l’Italia, ormai staccata, ha infatti compiuto investimenti per allungare la sua rete solo dell'1%".
E allora, cari sacerdoti della privatizzazione e stimati mistici del basta-che-sia-pubblico? Come spiegate che le vostre ricette non abbiano funzionato miracolisticamnte?
Questo blog nasce dalla mia esperienza nel travagliato mondo del giornalismo e soprattutto dalla scrittura del libro "La casta dell'acqua", che esplorando lo stato dell'arte della riforma del sistema idrico, scopre che è preda di una letale commistione tra interessi privati e conflitti di interesse politici. E si pone un unico obiettivo: scrivere prendendo posizione, ma tentando di farlo senza schierarsi in modo preconcetto. Di blog tifosi ce n'erano già abbastanza.